mercoledì, novembre 6

Alla scoperta di Channel Morbegno, la giovane webradio della Valtellina!

Il logo di Channel Morbegno

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle webradio più interessanti del panorama nazionale. Quest'oggi è la volta di Channel Morbegno, dalla provincia di Sondrio, nella splendida Valtellina.

Channel Morbegno (CM09) viene fondata il 17 giugno 2009 a Morbegno dal direttore Pace Bryan. Ad oggi conta 12 membri.

In 4 anni di storia, la web radio ha racconto più di 18.000 ascolti e ha avuto l'onore di essere invitata a molti eventi all'interno della provincia di Sondrio, tra questi il "Trofeo Vanoni", trofeo internazionale di corsa in montagna che ha luogo ogni Ottobre a Morbegno, e il "Rock and Rodes", festival rock a Piateda.

Nel 2013 la web radio può finalmente disporre di un vero e proprio studio radiofonico che viene usato settimanalmente dagli speaker, residenti in Valtellina, che hanno la possibilità di usarlo.

Parte dello staff di Channel morbegno, all'insegna del divertimento.

La web radio è attiva 24 ore su 24, per tutta la settimana. Quando nessuno speaker è in onda con il proprio format, è attiva la rotazione automatica delle canzoni presenti nella libreria musicale della web radio.

Attualmente i format di Channel Morbegno sono 8, ognuno di questi tratta di argomenti diversi, news, sport, ma soprattutto musica, di ogni genere (commerciale, rock, pop, hardcore).

I fini principali di Channel Morbegno sono i seguenti: creare aggregazione tra i giovani membri, promuovere giovani artisti e promuovere eventi. Siamo sempre alla ricerca di ragazzi con la nostra stessa passione disposti a collaborare con noi e di artisti in erba che vogliano farsi pubblicità attraverso la nostra web radio.

Possiamo essere contattati via:




o tramite il nostro sito web:



Il Vice Direttore Generale

Ceccato Cesare

vicedirettore.generale@channelmorbegno.net












giovedì, ottobre 17

Malibù - "Ossessione" ep

I Malibù, da Treviglio (BG)

A cura di Nana Arima

Malibù : come la California, ma anche come l’omonimo rum caraibico a base di cocco. Dolce ma allo stesso tempo forte, questo è il sound che vuole proporre il gruppo di Treviglio (BG). Tutto nasce nel 2012 da Fabio Scaccabarossi (voce) e dall’idea di presentare esclusivamente pezzi inediti.

Nel luglio 2011 lo stesso Fabio presenta un cd autoprodotto, ma senza una band ad accompagnarlo, bisogna aspettare settembre perché Leonardo Colamaria (chitarrista, già conosciuto per aver suonato insieme con i Fuoritempo, tribute band del Liga) si unisca al lui ed al suo progetto. A loro andrà a far compagnia Gaspare Castelli (chitarrista anche lui) con il quale realizzano la clip di “Alza il Volume”, primo singolo dell’album di Fabio, con il quale partecipano anche alla rassegna “Talentando 2011” vincendo a pieni voti con un medley acustico che conquista tutti. Grazie a questa vittoria partono i live e nel frattempo fanno il loro ingresso Francesco Donesana (batteria) e Marco Fiorin (basso), con i quali preparano uno spettacolo interamente acustico. A Giugno 2011 (dopo l’uscita di Marco e l’ingresso di Mattia al basso) escono i singoli “Chiederò” e “Pezzo di Cuore”, frutto del featuring con Carlo, amico/poeta di Fabio. Un mese dopo è fuori anche “A luci spente”, un brano interamente riarrangiato ed utilizzato per un’opera teatrale.
A settembre 2012 seguono nuove uscite (Gaspare e Leonardo) ma anche nuovi ingressi ( Marco Fugatti e Francesco Castellani) che portano poi, il 24 agosto alla pubblicazione del loro Ep “Ossessione” (disponibile in tutti i digital store):

"Ossessione", l'ep dei bergamaschi Malibù

6 brani. Si parte da “Non aver paura”, traccia già presente in un altro album e riarrangiata per l’occasione, una vera e propria infusione di coraggio ed energia per passare poi ad “Ossessione” (brano che dà il titolo all’album) che racconta di un amore non corrisposto e difficile da cancellare… un’ossessione appunto. Si termina con “Nella mia Testa” (a mio avviso il pezzo forte del disco ed un’ottima prova di Fabio come cantautore) che riprende il filone dell’amore inteso come storia ormai finita che però tende a tornare sempre a galla. A seguire le versione strumentale che comunque non sono da meno…

Rock forte ma intenso allo stesso tempo, una piacevole scoperta capace di trascinarti già dal primo ascolto, sia per i testi che per le linee melodiche. Non ci sono dubbi che ne sentiremo ancora parlare: stay tuned!  




lunedì, maggio 20

My Kind Of Noise - " Solo Ciò Che Conta "



A cura di Sappilo

 “Solo ciò che conta” si apre come un risveglio in una giornata qualunque: una giornata che come ogni altra è resa possibile dalla presenza del sole. Forse sta piovendo o forse arriverà la nebbia. Non importa dietro alle nuvole lui c’è e si vola a salutarlo. “Start to fly” è la colonna sonora perfetta per una mattina in cui il sole te lo porti dentro perché dentro te lo vuoi portare, a prescindere dal sole stesso. In questo volo le chitarre acustiche soffiano la voce leggera e decisa oltre le nuvole per poi appoggiarla dolcemente su un piedistallo mentre si accomodano sull’erba grezza e incolta ancora bagnata dalla rugiada.

 “Solo ciò che conta” è dolcezza urlata fra i denti. Il volo leggiadro di un foglio di carta vetrata.Change” è una delle prime canzoni mai composte dai My Kind of Noise in cui ancora si sente la semplicità di un parco, dell’erba umida e di una chitarra: la voglia di cambiamento degli anni passati asciugata dai pensieri che ormai con sorridente nostalgia la ricordano. Si sentono il tempo trascorso dalla composizione dei primi pezzi che, in relazione a quelli di più recente composizione peccano un po’ di immaturità che il trio bergamasco ha saputo coltivare con saggezza e un pizzico di componente opposta, immancabile per un piacevole risultato musicale. Con i due pezzi in italiano la giornata di sole comincia a prendere coscienza. Si lasciano alle spalle i rimasugli di sogni del primo mattino, gli si dà l’arrivederci al risveglio seguente. Si aprono le finestre: le nuvole mettono in discussione la certezza del sole mattutino. Intervengono le domande, si risvegliano con un doveroso ritardo i problemi. “Chiara e Luca” e “Scorie” rivelano un utilizzo della lingua italiana per niente banale: nessuna rima casuale, assonanze, contrasti e abilità nell’affrontare temi difficili senza far cadere le palle. Traccia 6. Si fa sentire l’effetto del caffè con cui tutto è cominciato. Si chiama “Borderline” e riassume l’onnipresente senso di non appartenenza, tema centrale della prima parte del CD. La linea di confine segna un bel punto, marcato dalla batteria finale, altrettanto decisa. Si passa da “Perfect” con un ritmo quasi da bossa nova, “Regista della mia storia” che ne segue la scia positiva e “Cos’è più importante”, che sul calare del CD si veste da pezzo classico orecchiabile e apparentemente spensierato. 


My Kind Of Noise


 Solo ciò che conta” è un lavoro durato non mesi o anni ma durato esperienze. Si avvale di collaborazioni che vanno oltre al semplice bisogno di strumenti suonati nel CD. Fra le featuring amici insieme ai quali si è calcato il palco in situazioni più “core” e altre voci invece, appartenenti a una musica ben più abituata alla leggerezza. Gli estremi trovano un ottimo punto di incontro e il matrimonio si compie con “Falling from the Sky: day seven”, ottima cover acustica dei Norma Jean. Le collaborazioni contribuiscono all’efficiente risultato finale, ulteriormente impreziosito dalla qualità di chi da anni coltiva una passione che si rispecchia sulle dita vissute, segnate da lavoro e corde di chitarra. “Marinella” comincia come omaggio fischiettato della canzone del grande Faber prima di assumere le sembianze di pezzo movimentato, quasi rap. Le chitarre dicono la loro differenziando il tutto, dando alla canzone un tocco di tradizione mediterranea. Sulla scia prende forma “Rock n Rules” che prende le distanze dalle frivolezze di moda, si nutre di musica e ripercorre i grandi nomi del rock da Ozzy a Cobain: coi piedi piacevolmente schiacciati a terra li si immagina giganti mentre dallo stereo accompagnano lo stile di una vita. 


 “Qui si sta piuttosto comodi, nella realtà del sottosuolo della bassa bergamasca rodato da anni di rock dal quale prende forma un concerto acustico con profonde influenze di svariati generi e stili ma con una natura che puzza di grunge, punk e tutto ciò che in fondo ha un odore indelebile. “Solo ciò che conta” ha un odore. E’ un odore tutto suo. Lo chiamano rumore. Il rumore che ognuno dei tre definisce “My Kind of Noise





venerdì, maggio 10

Il rock adrenalinico dei Cato


A cura di B.B ( non sono Brigitte.. ).

Il viaggio della band CATO inizia nel 2009 quando il musicista Roberto Picinali da forma ad un nuovo progetto musicale.

Il disco Oceano Di Sogni in cui sonorità rock adrenaliniche si alternano a ritmi liquidi con impronte blues viene interamente scritto, suonato e prodotto da Roberto. Nel Novembre 2011 la collaborazione con la casa discografica indipendente Interludio permette alla band la creazione di un singolo che in poco tempo porta la conoscenza dei CATO al grande pubblico: Princess.

Il 2012 è un anno cruciale per i CATO, mai come ora sono richiesti nei locali e il loro nome si fa strada tra le band della bergamasca esibendosi anche in versione acustica. In otto mesi il power trio colleziona più di 25 live suonando tre date all’estero (Lugano, Coira e Zurigo), durante le quali è da annoverare l’importante collaborazione con l’artista Ivano Parolini, che nel tour estivo li accompagna con mostre delle sue opere e creando una fusione poetica tra musica e arte.

Cato Band

Abbiamo ascoltato i brani presenti su Soundcloud, dove troviamo anche le canzoni meno recenti che spaziano in più direzioni, dall'hard-rock, al blues. Sono pezzi non elaboratissimi ma mai banali, direi con una certa tendenza al live. Bella anche l'atmosferica “Televisione”, pezzo rock-blues sporco. I nuovi pezzi si aprono a nuove possibilità artistiche. “Silenziosamente continua da dove Televisione finisce. Un riff sporco alla chitarra ora non più stile rock-blues ma trasformato in una visione diciamo più emotiva e post-rock. “Princess invece è un pezzo cantato in inglese, dove più prorompente è il ritmo con il suo groove sensuale. Da rimproverare comunque il ritornello troppo classico e poco emozionante. Ci voleva più invenzione alla The Hives.

La direzione per i nuovi pezzi dunque sembra buona, fresca. Speriamo per un buon LP a breve!





lunedì, marzo 4

Le Madri Degli Orfani - La Voce Rock di Bergamo

Se il nome vi ha lasciato un po’ di curiosità beh, aspettate di sentire il nuovo Ep!
BY NANA ARIMA


Tutto incomincia nel 2008 quando Logan Laugelli e Jim Mannez incominciano a suonare come duo i loro inediti e qualche cover, entrambi con chitarra e voce, un anno dopo a loro si aggiungono Dario Bertoletti e Saul Pagnoni (rispettivamente batteria e basso) aggiungendo al nuovo gruppo sonorità più rock. Iniziano così un vero e proprio tour che li porta a toccare le città del Nord e del Centro Italia, aprendo concerti a gruppi come i Los Fastidios ed i Plastic Made Sofa all’Amigdala Theatre di Trezzo sull’Adda, ma questi impegni non li hanno distolti dai loro progetti discografici.
Nel 2009 esce LARGO ALLA RETROGUARDIA, un album di 10 tracce registrato da Ronnie Amighetti al Diesel 24062 a Costa Volpino (BG). Testi di Alberto Laugelli e Andrea Manenti.

LARGO ALLA RETROGUARDIA
Mani in alto
Largo alla retroguardia
Lacrima
Chiodo, Converse e Blue Jeans
Marocco spara
Noir
Il processo
Nel mio mare
Quelle sere
Londra

Un anno dopo sono già fuori con il loro secondo album TRA IL MALE E IL PEGGIO,15 tracce registrate sempre da Ronnie Amighetti al Diesel 24062 di Costa Volpino (BG). Testi di Alberto Laugelli e Andrea Manenti.


TRA IL MALE E IL PEGGIO
Società dell'estetica
Fantasmi in soffitta
Budapest
Boa
Piove
Tra il male e il peggio
Filastrocca giù in cantina
Ti odio con tutto il cuore
Psicopassiva
Come petali di rosa
Punk lied von liebe
Libido
Faccio causa a Dio
Mille cose da fare
Frammenti della settimana 51


Ultimo nato tra gennaio e febbraio 2012 è NANI E BALLERINE, un Ep di sei tracce registrato stavolta da Dario Campana a Lo Stanzino di Ghisalba (BG). Testi di Alberto Laugelli e Andrea Manenti.

NANI E BALLERINE
4 Minuti d'odio
Carme infernale (Lettura Esegetica di una Biblica Comedia)
Varietà’
Il lento scorrere
Sacro padano impero
Vado in alto mare


DISCOGRAFIA ASCOLTABILE E SCARICABILE SU: http://soundcloud.com/le-madri-degli-orfani

NANI E BALLERINE E’ SCARICABILE ANCHE SU:




Grande energia musicale e dissacralità nei testi, che si parli di malessere, amore o semplicemente del mondo che ci circonda, questa è la grande forza sia nei live che in studio de Le Madri Degli Orfani. Basta aprire la loro pagina di Soundcloud o di MySpace per farsi trascinare dal loro sound rock con virate elettroniche e punk per lasciarsi travolgere in pieno (nel senso più pieno della parola) dai loro 3 album. NANI E BALLERINE è forse il più dissacrante dei tre, da un urlo di rabbia ad un’insolita esegesi (alquanto veritiera) passando per fotografie di ciò che stiamo vivendo e dell’artista in generale. Una su tutte è VADO IN ALTO MARE ma meritano attenzione anche CHIODO, CONVERSE E BLUE JEANS (LARGO ALLA RETROGUARDIA) e LIBIDO (TRA IL MALE E IL PEGGIO)…









giovedì, febbraio 14

Seta Di Porpora - "L'Animale Che Ci Domina"



A cura di Nicola Furlanetto

L’animale che ci domina” è il disco d’esordio dei Seta di Porpora, band proveniente dalla provincia bergamasca, precisamente da Gazzaniga.
Il quartetto, guidato dal leader e polistrumentista Brian Zaninoni, propone la tipica formazione della band pop-rock: due chitarre, basso, batteria ed infine un piano elettrico. I quattro ragazzi suonano insieme dal 2004 e la maturità artistica si sente fin dal brano d’apertura, “Un’altra chance”, una canzone molto diretta, con marcate venature pop, dove le chitarre d’impronta anglosassone e la precisa e compatta sezione ritmica, sostengono la voce di Brian, che ci ricorda quella di Francesco Bianconi dei Baustelle. La chiusura strumentale invece, malinconica ed eterea, strizza l’occhio ai loro conterranei, i VerdenaMa i rimandi alla tradizione rock italiana non finiscono qua.
La seconda traccia, nonché singolo del disco, “Tutto e subito”, fa scattare subito il paragone con gli ultimi Marlene Kuntz, per le sue atmosfere poetiche, impreziosite dal piano elettrico, vero protagonista della canzone. Sono però i brani acustici a convincere di più, quelli in cui la band dimostra di essere molto a suo agio nel comporre ed arrangiare. La scanzonata “Viole del pensiero”, dove spiccano le ottime armonizzazioni nei backing vocals e la chitarra dal sapore un po’ western di Mauro Morlotti, la toccante intimità di “Mi hanno detto che non ti merito”, brano minimale, ma che si erge rispetto agli altri per il miglior arrangiamento di tutto il disco. Qui gli strumenti vengono dosati con qualità e saggezza, arrivando nel finale ad uno sfogo ove le chitarre elettriche in delay e il piano sono gli assoluti protagonisti.
Infine, “Crisi di mezza età”, brano con una forte matrice cantautorale e di grande poesia ed eleganza, che richiama alla mente i primi Negramaro, quelli di “Come sempre” per intenderci. Non mancano anche i momenti in cui la band cerca di sperimentare, uscendo dal suo consolidato schema pop-rock, anche se con idee un po’ affrettate. Questo però non avviene nella traccia finale, “Un giorno da souvenir”, il momento più scuro di tutto il disco, ma che porta con sé, nei ritornelli, momenti sospesi e solari, marchio di fabbrica del gruppo. I Seta di Porpora ci offrono dunque un disco maturo, diretto, che arriva subito alla mente e al cuore, cosa che non è di tutte le band al primo disco.
Nicola Furlanetto






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giovedì, febbraio 7

Gambardellas - "Sloppy Sounds"



Gambardellas

Preceduto da un bel video, dal vago sapore wachowskiano, per il lancio del singolo "Flash",  esce l'album SLOPPY SOUNDS (BigWave Records/Audioglobe)  disco di esordio di GAMBARDELLAS. Sotto questo nome si cela l'eclettico musicista  bergamasco Mauro Gambardella, che nel video  vediamo suonare  da solo e contemporaneamente tutti gli strumenti. Mauro nasce come pianista ma scopre ben presto che la sua vera passione è la batteria e con questo strumento  ha dimostrato di essere un musicista duttile e di spessore, calcando la scena indie/rock italiana da diversi anni. Innumerevoli, infatti, sono state le collaborazioni  sia in studio che live con numerosi gruppi e artisti italiani fra cui  TheeJonesBones, George Merk, the R’s (con cui ha partecipato al CMJ festival di New York) e Paletti, interessante cantautore italiano con cui è attualmente in tournè. Per la registrazione dell’album, Gambardellas si è affidato alle sapienti mani e al mixer di Fabio Trentini - produttore, tra gli altri, del gruppo alternative metal  tedesco dei  Guano Apes a cui ha aperto la strada verso il mercato americano. Il connubio ha dato i suoi frutti.  La musica esce potente, adrenalinica. Garage rock, power pop, vintage rock,  heavy metal  chiamatela come volete,  il risultato  è un vortice di pulsazioni trascinante che ti impedisce di stare fermo e va dritto al cuore. Gli arrangiamenti sono molto ben curati. “Flash” la traccia relativa al singolo è accattivante, Mauro pesta duro, ottimi  il riff di chitarra  e il  ritornello tormentone sparati ad alta velocità. Bella la voce e i coretti di accompagnamento. Le tracce si susseguono senza sosta,  dissotterrando sonorità vintage ormai  dimenticate da BB King agli Status Quo,  dai Gran  Funk ai  Cult ( “Freeway”, “Josh” e “Needs”) . L’inizio di “Tito” ricorda un po’ troppo “Rock Lobster” dei B52’s ma si riprende nel finale con alcuni spunti interessanti. Shine” è uno dei pezzi più belli del disco, melanconia sparata a manetta, bella la voce, ottime chitarra e sessione ritmica. Molto interessante anche  “Smile” con uno splendido finale. "Valley" infine è una delle perle del disco con un incedere sincopato, ma con suono potente e voci filtrate,   sembra di sentire Ian Astbury accompagnato dai Velvet Underground. Concludendo si tratta effettivamente di un album “sloppy” ovvero con una miscela musicale non troppo definita, ruvida, mischiata ma comunque coinvolgente, che oltre al pregio di riportare alla luce sonorità ingiustamente dimenticate, contiene al suo interno alcune perle che fanno ben sperare per il futuro di Gambardellas e del                                    rock alternativo italiano      
by Ssolvio                                                                                                                                








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giovedì, gennaio 31

Keronoise, nel nome del "post grunge"

band bergamo
di Alice Bevilacqua

Brescia - Attivi dal 1999, i Keronoise, band bresciana definita da più parti come ‘post-grunge’, possono vantare la partecipazione a diversi concorsi nazionali come il Bologna Music Festival e l’Italia Wave, oltre che contare nella loro produzione tre EP essenzialmente autoprodotti, tutto ciò a fronte di una storia piuttosto travagliata che li aveva portati nel 2009 ad annunciare la fine di questo progetto musicale. Ciononostante, dopo l’EP di debutto intitolato ‘L.P.V.’ del 2006 e il successivo ‘Odiomilano’ del 2008, la band è tornata con una formazione ampliata a cinque membri nel 2011 producendo ‘K’, EP di sei brani che non lascia alcun dubbio sul fatto che questa band bergamasca abbia ancora qualcosa da dire al panorama musicale italiano, e lo voglia fare con forza e determinazione. Non è difficile rintracciare le sonorità tipiche dei Keronoise all’interno dei vari lavori, per quanto si assista ad una chiara evoluzione compositiva che investe musica e testi, oltre alla decisiva novità della voce introdotta con ‘K’: le chitarre sempre molto presenti – distorte o pulite che siano – che si intrecciano in riff orecchiabili e la sezione ritmica che non passa inosservata (grazie a interessanti giri di basso e la trama talvolta inarrestabile della batteria) sono sicuramente elementi ricorrenti che caratterizzano la band, e rendono unitaria una produzione musicale che si concretizza in tre lavori altrimenti piuttosto diversi tra loro in quanto a stile e testi.Il debutto, ‘L.P.V.’ , è senz’altro una buonissima prova del talento della band, sensazione ampliata dal fatto che si tratta della prima incisione nella storia dei Keronoise e che per questo motivo sarebbe potuta risultare decisamente meno riuscita di quanto sia in realtà. Non c’è spazio per i dubbi: i Keronoise sembrano arrivare direttamente dalla fine anni ‘80/ inizio anni ’90 da una città chiamata Seattle, e in questo primo lavoro le influenze grunge si sentono con chiarezza in ogni canzone.


 Le tracce si aprono spesso con chitarre distorte che ricordano i Mudhoney di ‘Superfuzz Bigmuff’ e contengono riff decisi e possenti, ma tale impeto musicale è perfettamente equilibrato da brani più lenti e intimi come la conclusiva ‘Concubina del Diavolo’ o ‘Dolce Fragile’, brano quest’ultimo che ricorda da vicino canzoni come ‘Black’ dei Pearl Jam di Ten. Un’EP nel complesso equilibrato che non risulta affatto scontato, pur ispirandosi fortemente agli elementi più frequenti del grunge. Altro pianeta sembra essere ‘Odiomilano’: la componente grunge perde la sua forza iniziale in favore di una velocità e un’aggressività più intense, accompagnate da testi più variegati e attinenti alla realtà sociale rispetto a quelli del debutto, ma le sei tracce lasciano faticosamente un’impronta in chi le ascolta, somigliandosi un po’ troppo e riproponendo spesso lo stesso ritmo e le medesime linee vocali, pur contenendo a tratti fraseggi interessanti e parti di batteria che catturano l’attenzione, come in ‘Nulla è perso’. L’ultima fatica completa della band, ‘K’, risulta invece fin da subito più elaborata e ricercata in ogni elemento rispetto al predecessore: la diversa voce ora più profonda dà nuova carica alla musica dei Keronoise, ma le differenze non si fermano a questo. I brani presentano strutture meno semplici e lineari, arrivando a veri e propri ‘grovigli’ musicali come nella conclusiva ‘Giorni Persi’, traccia che si distingue prepotentemente dalle altre. L’attenzione compositiva è forse più profonda che negli altri lavori della band, tuttavia l’EP conserva il medesimo stile canzone dopo canzone – elemento che può essere giudicato in vario modo – con l’eccezione della citata ‘Giorni Persi’, e ‘cade’ talvolta in riff che riprendono fin troppo fraseggi di chitarra già sentiti, come in ‘Non Servi Più’. Nel complesso, comunque, ‘K’ fa ben sperare per il futuro dei Keronoise, e con qualche elemento di originalità in più sarebbe stato sicuramente l’ottima prova della rinnovata grinta di questa band. Attualmente i Keronoise stanno lavorando a nuovi pezzi – che dovrebbero essere una decina – e hanno annunciato la decisione di iscriversi all’Italia Wave anche quest’anno presentando due pezzi dell’ultimo lavoro, ‘Burattini’ e ‘Non Servi Più’, rispettivamente la seconda e la quinta traccia di ‘K’. Le preproduzioni sul nuovo materiale non sono ancora state registrate, anche se alcuni nuovi brani che saranno probabilmente inclusi nel nuovo EP vengono già suonati dal vivo dalla band; è stata invece diffusa recentemente un’interessante demo intitolata ‘Western Story’, caratterizzata da uno stile piuttosto differente da quello che ci si aspetterebbe di sentire dai Keronoise di ‘Odiomilano’ e ‘K’, e ciò lascia sicuramente un’impressione più che positiva sulla futura produzione di questo grintoso quintetto bresciano. 
Alice Bevilacqua

band emergente bergamo


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mercoledì, dicembre 12

Out Of Place Artifacts: nel nome del baroque-pop


Mi ricordo ancora quando nel 2005 il mio amico canadese mi disse: “ascolta questo gruppo, stanno diventando davvero famosi in Canada adesso”. Si trattava degli Arcade Fire quando pubblicarono il loro primo disco. Oggi questo specifico genere baroque-pop ha molti sostenitori anche in Italia. Noi vi consigliamo di ascoltare questi Out Of Place Artifacts. Profondamente influenzati stilisticamente dal chamber-pop canadese e statunitense (Arcade Fire, The National, Neutral Milk Hotel, R.e.m.) gli Out Of Place Artifacts vengono da Roma. Un progetto nato già nel 2005 dall’incontro di un violinista folk, un chitarrista new wave ed un pianista compositore di colonne sonore. Tre persone distinte che hanno alle proprie spalle un bagaglio musicale diverso tra loro: jazz, musica strumentale, ambient, ma anche una buona dose di indie rock, post-rock e pop con ampio respiro strumentale. C’è comunque una cosa importante, che stabilisce il fondamentale equilibrio dei tre: suonare insieme è stato come trovare, lentamente (davvero lentamente) un terreno in comune dove ognuno poteva far valere le proprie influenze. Infatti dovevano passare ben sette anni per far rilasciare ai ragazzi il primo EP intitolato “Irrelephant”. Detto questo è ovvio che dietro questa musica ce una filosofia particolare che di certo non punta al successo istantaneo ma a una qualità riservata ai amanti del genere ed a un valore da condividere con il prossimo che sarà in grado di apprezzarlo al meglio. Sul EP troviamo quattro pezzi,  due più intimisti, ossia “Vetiver” ed “Internoise”, e due incursioni verso il post-rock, “Diavoli nella Polvere” e “Full Obsession Of Coffe”. Nella Internoise entriamo subito in una atmosfera epica, con il pezzo che supera i sette minuti, girando intorno al tema principale. Una melodia empatica, le chitarre e basso ricordano i mentori del genere: U2. Manca forse un più distinto picco emozionale. Sulla lenta “Veltiver” invece non manca proprio niente! Una tenera ballata, guidata dal piano e un violino folk che sembra dare il calore di un pub autunnale irlandese. La voce si affianca bene e l’arrangiamento è impeccabile. Bellissima. Nella “Full Obsession Of Coffe” si sposano l’indie e il folk: i Raveonettes entrano in quel pub irlandese e cominciano ad animare il violinista folk, tutti in piedi, si balla! “Diavoli nella Polvere ” è il pezzo più complesso del EP, ma allo stesso tempo orecchiabile. Una malinconica sinfonia con arrangiamenti a momenti quasi orchestrali alla ricerca di atmosfere intime ed autunnali.     
 b.b. (non sono bridgitte)