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giovedì, ottobre 17

Malibù - "Ossessione" ep

I Malibù, da Treviglio (BG)

A cura di Nana Arima

Malibù : come la California, ma anche come l’omonimo rum caraibico a base di cocco. Dolce ma allo stesso tempo forte, questo è il sound che vuole proporre il gruppo di Treviglio (BG). Tutto nasce nel 2012 da Fabio Scaccabarossi (voce) e dall’idea di presentare esclusivamente pezzi inediti.

Nel luglio 2011 lo stesso Fabio presenta un cd autoprodotto, ma senza una band ad accompagnarlo, bisogna aspettare settembre perché Leonardo Colamaria (chitarrista, già conosciuto per aver suonato insieme con i Fuoritempo, tribute band del Liga) si unisca al lui ed al suo progetto. A loro andrà a far compagnia Gaspare Castelli (chitarrista anche lui) con il quale realizzano la clip di “Alza il Volume”, primo singolo dell’album di Fabio, con il quale partecipano anche alla rassegna “Talentando 2011” vincendo a pieni voti con un medley acustico che conquista tutti. Grazie a questa vittoria partono i live e nel frattempo fanno il loro ingresso Francesco Donesana (batteria) e Marco Fiorin (basso), con i quali preparano uno spettacolo interamente acustico. A Giugno 2011 (dopo l’uscita di Marco e l’ingresso di Mattia al basso) escono i singoli “Chiederò” e “Pezzo di Cuore”, frutto del featuring con Carlo, amico/poeta di Fabio. Un mese dopo è fuori anche “A luci spente”, un brano interamente riarrangiato ed utilizzato per un’opera teatrale.
A settembre 2012 seguono nuove uscite (Gaspare e Leonardo) ma anche nuovi ingressi ( Marco Fugatti e Francesco Castellani) che portano poi, il 24 agosto alla pubblicazione del loro Ep “Ossessione” (disponibile in tutti i digital store):

"Ossessione", l'ep dei bergamaschi Malibù

6 brani. Si parte da “Non aver paura”, traccia già presente in un altro album e riarrangiata per l’occasione, una vera e propria infusione di coraggio ed energia per passare poi ad “Ossessione” (brano che dà il titolo all’album) che racconta di un amore non corrisposto e difficile da cancellare… un’ossessione appunto. Si termina con “Nella mia Testa” (a mio avviso il pezzo forte del disco ed un’ottima prova di Fabio come cantautore) che riprende il filone dell’amore inteso come storia ormai finita che però tende a tornare sempre a galla. A seguire le versione strumentale che comunque non sono da meno…

Rock forte ma intenso allo stesso tempo, una piacevole scoperta capace di trascinarti già dal primo ascolto, sia per i testi che per le linee melodiche. Non ci sono dubbi che ne sentiremo ancora parlare: stay tuned!  




lunedì, maggio 20

My Kind Of Noise - " Solo Ciò Che Conta "



A cura di Sappilo

 “Solo ciò che conta” si apre come un risveglio in una giornata qualunque: una giornata che come ogni altra è resa possibile dalla presenza del sole. Forse sta piovendo o forse arriverà la nebbia. Non importa dietro alle nuvole lui c’è e si vola a salutarlo. “Start to fly” è la colonna sonora perfetta per una mattina in cui il sole te lo porti dentro perché dentro te lo vuoi portare, a prescindere dal sole stesso. In questo volo le chitarre acustiche soffiano la voce leggera e decisa oltre le nuvole per poi appoggiarla dolcemente su un piedistallo mentre si accomodano sull’erba grezza e incolta ancora bagnata dalla rugiada.

 “Solo ciò che conta” è dolcezza urlata fra i denti. Il volo leggiadro di un foglio di carta vetrata.Change” è una delle prime canzoni mai composte dai My Kind of Noise in cui ancora si sente la semplicità di un parco, dell’erba umida e di una chitarra: la voglia di cambiamento degli anni passati asciugata dai pensieri che ormai con sorridente nostalgia la ricordano. Si sentono il tempo trascorso dalla composizione dei primi pezzi che, in relazione a quelli di più recente composizione peccano un po’ di immaturità che il trio bergamasco ha saputo coltivare con saggezza e un pizzico di componente opposta, immancabile per un piacevole risultato musicale. Con i due pezzi in italiano la giornata di sole comincia a prendere coscienza. Si lasciano alle spalle i rimasugli di sogni del primo mattino, gli si dà l’arrivederci al risveglio seguente. Si aprono le finestre: le nuvole mettono in discussione la certezza del sole mattutino. Intervengono le domande, si risvegliano con un doveroso ritardo i problemi. “Chiara e Luca” e “Scorie” rivelano un utilizzo della lingua italiana per niente banale: nessuna rima casuale, assonanze, contrasti e abilità nell’affrontare temi difficili senza far cadere le palle. Traccia 6. Si fa sentire l’effetto del caffè con cui tutto è cominciato. Si chiama “Borderline” e riassume l’onnipresente senso di non appartenenza, tema centrale della prima parte del CD. La linea di confine segna un bel punto, marcato dalla batteria finale, altrettanto decisa. Si passa da “Perfect” con un ritmo quasi da bossa nova, “Regista della mia storia” che ne segue la scia positiva e “Cos’è più importante”, che sul calare del CD si veste da pezzo classico orecchiabile e apparentemente spensierato. 


My Kind Of Noise


 Solo ciò che conta” è un lavoro durato non mesi o anni ma durato esperienze. Si avvale di collaborazioni che vanno oltre al semplice bisogno di strumenti suonati nel CD. Fra le featuring amici insieme ai quali si è calcato il palco in situazioni più “core” e altre voci invece, appartenenti a una musica ben più abituata alla leggerezza. Gli estremi trovano un ottimo punto di incontro e il matrimonio si compie con “Falling from the Sky: day seven”, ottima cover acustica dei Norma Jean. Le collaborazioni contribuiscono all’efficiente risultato finale, ulteriormente impreziosito dalla qualità di chi da anni coltiva una passione che si rispecchia sulle dita vissute, segnate da lavoro e corde di chitarra. “Marinella” comincia come omaggio fischiettato della canzone del grande Faber prima di assumere le sembianze di pezzo movimentato, quasi rap. Le chitarre dicono la loro differenziando il tutto, dando alla canzone un tocco di tradizione mediterranea. Sulla scia prende forma “Rock n Rules” che prende le distanze dalle frivolezze di moda, si nutre di musica e ripercorre i grandi nomi del rock da Ozzy a Cobain: coi piedi piacevolmente schiacciati a terra li si immagina giganti mentre dallo stereo accompagnano lo stile di una vita. 


 “Qui si sta piuttosto comodi, nella realtà del sottosuolo della bassa bergamasca rodato da anni di rock dal quale prende forma un concerto acustico con profonde influenze di svariati generi e stili ma con una natura che puzza di grunge, punk e tutto ciò che in fondo ha un odore indelebile. “Solo ciò che conta” ha un odore. E’ un odore tutto suo. Lo chiamano rumore. Il rumore che ognuno dei tre definisce “My Kind of Noise





venerdì, maggio 10

Il rock adrenalinico dei Cato


A cura di B.B ( non sono Brigitte.. ).

Il viaggio della band CATO inizia nel 2009 quando il musicista Roberto Picinali da forma ad un nuovo progetto musicale.

Il disco Oceano Di Sogni in cui sonorità rock adrenaliniche si alternano a ritmi liquidi con impronte blues viene interamente scritto, suonato e prodotto da Roberto. Nel Novembre 2011 la collaborazione con la casa discografica indipendente Interludio permette alla band la creazione di un singolo che in poco tempo porta la conoscenza dei CATO al grande pubblico: Princess.

Il 2012 è un anno cruciale per i CATO, mai come ora sono richiesti nei locali e il loro nome si fa strada tra le band della bergamasca esibendosi anche in versione acustica. In otto mesi il power trio colleziona più di 25 live suonando tre date all’estero (Lugano, Coira e Zurigo), durante le quali è da annoverare l’importante collaborazione con l’artista Ivano Parolini, che nel tour estivo li accompagna con mostre delle sue opere e creando una fusione poetica tra musica e arte.

Cato Band

Abbiamo ascoltato i brani presenti su Soundcloud, dove troviamo anche le canzoni meno recenti che spaziano in più direzioni, dall'hard-rock, al blues. Sono pezzi non elaboratissimi ma mai banali, direi con una certa tendenza al live. Bella anche l'atmosferica “Televisione”, pezzo rock-blues sporco. I nuovi pezzi si aprono a nuove possibilità artistiche. “Silenziosamente continua da dove Televisione finisce. Un riff sporco alla chitarra ora non più stile rock-blues ma trasformato in una visione diciamo più emotiva e post-rock. “Princess invece è un pezzo cantato in inglese, dove più prorompente è il ritmo con il suo groove sensuale. Da rimproverare comunque il ritornello troppo classico e poco emozionante. Ci voleva più invenzione alla The Hives.

La direzione per i nuovi pezzi dunque sembra buona, fresca. Speriamo per un buon LP a breve!





mercoledì, dicembre 12

Out Of Place Artifacts: nel nome del baroque-pop


Mi ricordo ancora quando nel 2005 il mio amico canadese mi disse: “ascolta questo gruppo, stanno diventando davvero famosi in Canada adesso”. Si trattava degli Arcade Fire quando pubblicarono il loro primo disco. Oggi questo specifico genere baroque-pop ha molti sostenitori anche in Italia. Noi vi consigliamo di ascoltare questi Out Of Place Artifacts. Profondamente influenzati stilisticamente dal chamber-pop canadese e statunitense (Arcade Fire, The National, Neutral Milk Hotel, R.e.m.) gli Out Of Place Artifacts vengono da Roma. Un progetto nato già nel 2005 dall’incontro di un violinista folk, un chitarrista new wave ed un pianista compositore di colonne sonore. Tre persone distinte che hanno alle proprie spalle un bagaglio musicale diverso tra loro: jazz, musica strumentale, ambient, ma anche una buona dose di indie rock, post-rock e pop con ampio respiro strumentale. C’è comunque una cosa importante, che stabilisce il fondamentale equilibrio dei tre: suonare insieme è stato come trovare, lentamente (davvero lentamente) un terreno in comune dove ognuno poteva far valere le proprie influenze. Infatti dovevano passare ben sette anni per far rilasciare ai ragazzi il primo EP intitolato “Irrelephant”. Detto questo è ovvio che dietro questa musica ce una filosofia particolare che di certo non punta al successo istantaneo ma a una qualità riservata ai amanti del genere ed a un valore da condividere con il prossimo che sarà in grado di apprezzarlo al meglio. Sul EP troviamo quattro pezzi,  due più intimisti, ossia “Vetiver” ed “Internoise”, e due incursioni verso il post-rock, “Diavoli nella Polvere” e “Full Obsession Of Coffe”. Nella Internoise entriamo subito in una atmosfera epica, con il pezzo che supera i sette minuti, girando intorno al tema principale. Una melodia empatica, le chitarre e basso ricordano i mentori del genere: U2. Manca forse un più distinto picco emozionale. Sulla lenta “Veltiver” invece non manca proprio niente! Una tenera ballata, guidata dal piano e un violino folk che sembra dare il calore di un pub autunnale irlandese. La voce si affianca bene e l’arrangiamento è impeccabile. Bellissima. Nella “Full Obsession Of Coffe” si sposano l’indie e il folk: i Raveonettes entrano in quel pub irlandese e cominciano ad animare il violinista folk, tutti in piedi, si balla! “Diavoli nella Polvere ” è il pezzo più complesso del EP, ma allo stesso tempo orecchiabile. Una malinconica sinfonia con arrangiamenti a momenti quasi orchestrali alla ricerca di atmosfere intime ed autunnali.     
 b.b. (non sono bridgitte)