Il
viaggio della band CATO inizia
nel 2009 quando il musicista Roberto Picinali da forma ad un
nuovo progetto musicale.
Il
disco Oceano Di Sogni in cui sonorità rock
adrenaliniche si alternano a ritmi liquidi con impronte blues
viene interamente scritto, suonato e prodotto da Roberto. Nel
Novembre 2011 la collaborazione con la casa discografica indipendente
Interludio permette alla band la creazione di un
singolo che in poco tempo porta la conoscenza dei CATO al
grande pubblico: Princess.
Il
2012 è un anno cruciale per i CATO,
mai come ora sono richiesti nei locali e il loro nome si fa strada
tra le band della bergamasca esibendosi anche in versione acustica.
In otto mesi il power trio colleziona più di 25 live suonando
tre date all’estero (Lugano, Coira e Zurigo), durante le quali è
da annoverare l’importante collaborazione con l’artista Ivano
Parolini, che nel tour estivo li accompagna con mostre delle sue
opere e creando una fusione poetica tra musica e arte.
Abbiamo
ascoltato i brani presenti su Soundcloud, dove troviamo anche le
canzoni meno recenti che spaziano in più direzioni, dall'hard-rock,
al blues.
Sono pezzi non elaboratissimi ma mai banali, direi con una certa
tendenza al live.
Bella anche l'atmosferica “Televisione”,
pezzo rock-blues sporco. I nuovi pezzi si aprono a nuove possibilità
artistiche. “Silenziosamente”
continua da dove Televisione finisce. Un riff sporco alla chitarra
ora non più stile rock-blues ma trasformato in una visione diciamo
più emotiva e post-rock.
“Princess”
invece è un pezzo cantato in inglese, dove più prorompente è il
ritmo con il suo groove
sensuale. Da rimproverare comunque il ritornello troppo classico e
poco emozionante. Ci voleva più invenzione alla The
Hives.
La
direzione per i nuovi pezzi dunque sembra buona, fresca. Speriamo per
un buon LP
a breve!
Preceduto
da un bel video, dal vago sapore wachowskiano, per il
lancio delsingolo
"Flash", esce l'albumSLOPPY SOUNDS (BigWave
Records/Audioglobe) disco di esordio di GAMBARDELLAS. Sotto questo nome si cela l'eclettico musicistabergamascoMauro Gambardella,
che nel video vediamo suonare da solo e
contemporaneamente tutti gli strumenti. Mauro nasce come pianista ma
scopre ben presto che la sua vera passione è la batteria e con
questo strumento ha dimostrato di essere un musicista
duttile e di spessore, calcando la scena indie/rock italiana da
diversi anni. Innumerevoli, infatti, sono state le
collaborazioni sia in studio che live con numerosi gruppi
e artisti italiani fra cui TheeJonesBones, George Merk,
the R’s(con
cui ha partecipato al CMJ festival di New York) e Paletti,
interessante cantautore italiano con cui è attualmente in tournè.
Per la registrazione dell’album, Gambardellas si
è affidato alle sapienti mani e al mixer di Fabio Trentini -
produttore, tra gli altri, del gruppo
alternative metal tedesco dei Guano Apes a cui
ha aperto la strada verso il mercato americano. Il connubio ha dato i
suoi frutti. La musica esce potente, adrenalinica. Garage
rock, power pop, vintage rock, heavy metal chiamatela
come volete, il risultato è un vortice di
pulsazioni trascinante che ti impedisce di stare fermo e va dritto al
cuore. Gli arrangiamenti sono molto ben curati. “Flash” la
traccia relativa al singolo è accattivante, Mauro pesta duro,
ottimi il riff di chitarra e il ritornello
tormentone sparati ad alta velocità. Bella la voce e i coretti di
accompagnamento. Le tracce si susseguono senza sosta, dissotterrando
sonorità vintage ormai dimenticate da BB King agli Status
Quo, dai Gran Funk ai Cult (
“Freeway”, “Josh” e “Needs”) . L’inizio di “Tito”
ricorda un po’ troppo “Rock Lobster” dei B52’s ma
si riprende nel finale con alcuni spunti interessanti. “Shine”
è uno dei pezzi più belli del disco,
melanconia sparata a manetta, bella la voce, ottime chitarra e
sessione ritmica. Molto interessante anche “Smile” con
uno splendido finale. "Valley" infine è una delle perle del disco
con un incedere sincopato, ma con suono potente e voci
filtrate, sembra di sentire Ian Astbury accompagnato
dai Velvet Underground. Concludendo si tratta effettivamente di un
album “sloppy” ovvero con una miscela musicale non troppo
definita, ruvida, mischiata ma comunque coinvolgente, che oltre al
pregio di riportare alla luce sonorità ingiustamente dimenticate,
contiene al suo interno alcune perle che fanno ben sperare per il
futuro di Gambardellas e del rock alternativo italiano
Tutte le bands di Bergamo e dintorni che volessero veder pubblicate recensioni sul nostro blog possono scriverci ed inviare il materiale (audio,video,foto,bio e links vari) all'indirizzo antipop.project@gmail.com ed essere inseriti su Bergamo Meccanica!!
Brescia - Attivi
dal 1999, i Keronoise, band bresciana definita da più parti come
‘post-grunge’, possono vantare la partecipazione a diversi
concorsi nazionali come il Bologna Music Festival e l’Italia Wave,
oltre che contare nella loro produzione tre EP essenzialmente
autoprodotti, tutto ciò a fronte di una storia piuttosto travagliata
che li aveva portati nel 2009 ad annunciare la fine di questo
progetto musicale. Ciononostante, dopo l’EP di debutto intitolato
‘L.P.V.’ del 2006 e il successivo ‘Odiomilano’ del 2008, la
band è tornata con una formazione ampliata a cinque membri nel 2011
producendo ‘K’, EP di sei brani che non lascia alcun dubbio sul
fatto che questa band bergamasca abbia ancora qualcosa da dire al
panorama musicale italiano, e lo voglia fare con forza e
determinazione. Non è difficile rintracciare le sonorità tipiche dei
Keronoise all’interno dei vari lavori, per quanto si assista ad una
chiara evoluzione compositiva che investe musica e testi, oltre alla
decisiva novità della voce introdotta con ‘K’: le chitarre
sempre molto presenti – distorte o pulite che siano – che si
intrecciano in riff orecchiabili e la sezione ritmica che non passa
inosservata (grazie a interessanti giri di basso e la trama talvolta
inarrestabile della batteria) sono sicuramente elementi ricorrenti
che caratterizzano la band, e rendono unitaria una produzione
musicale che si concretizza in tre lavori altrimenti piuttosto
diversi tra loro in quanto a stile e testi.Il debutto, ‘L.P.V.’ ,
è senz’altro una buonissima prova del talento della band,
sensazione ampliata dal fatto che si tratta della prima incisione
nella storia dei Keronoise e che per questo motivo sarebbe potuta
risultare decisamente meno riuscita di quanto sia in realtà. Non c’è
spazio per i dubbi: i Keronoise sembrano arrivare direttamente dalla
fine anni ‘80/ inizio anni ’90 da una città chiamata Seattle, e
in questo primo lavoro le influenze grunge si sentono con chiarezza
in ogni canzone.
Le tracce si aprono spesso con chitarre distorte che
ricordano i Mudhoney di ‘Superfuzz Bigmuff’ e contengono riff
decisi e possenti, ma tale impeto musicale è perfettamente
equilibrato da brani più lenti e intimi come la conclusiva
‘Concubina del Diavolo’ o ‘Dolce Fragile’, brano quest’ultimo
che ricorda da vicino canzoni come ‘Black’ dei Pearl Jam di Ten.
Un’EP nel complesso equilibrato che non risulta affatto scontato,
pur ispirandosi fortemente agli elementi più frequenti del grunge.
Altro pianeta sembra essere ‘Odiomilano’: la componente grunge
perde la sua forza iniziale in favore di una velocità e
un’aggressività più intense, accompagnate da testi più variegati
e attinenti alla realtà sociale rispetto a quelli del debutto, ma le
sei tracce lasciano faticosamente un’impronta in chi le ascolta,
somigliandosi un po’ troppo e riproponendo spesso lo stesso ritmo e
le medesime linee vocali, pur contenendo a tratti fraseggi
interessanti e parti di batteria che catturano l’attenzione, come
in ‘Nulla è perso’. L’ultima fatica completa della band, ‘K’,
risulta invece fin da subito più elaborata e ricercata in ogni
elemento rispetto al predecessore: la diversa voce ora più profonda
dà nuova carica alla musica dei Keronoise, ma le differenze non si
fermano a questo. I brani presentano strutture meno semplici e
lineari, arrivando a veri e propri ‘grovigli’ musicali come nella
conclusiva ‘Giorni Persi’, traccia che si distingue
prepotentemente dalle altre. L’attenzione compositiva è forse più
profonda che negli altri lavori della band, tuttavia l’EP conserva
il medesimo stile canzone dopo canzone – elemento che può essere
giudicato in vario modo – con l’eccezione della citata ‘Giorni
Persi’, e ‘cade’ talvolta in riff che riprendono fin troppo
fraseggi di chitarra già sentiti, come in ‘Non Servi Più’. Nel
complesso, comunque, ‘K’ fa ben sperare per il futuro dei
Keronoise, e con qualche elemento di originalità in più sarebbe
stato sicuramente l’ottima prova della rinnovata grinta di questa
band. Attualmente i Keronoise stanno lavorando a nuovi pezzi – che
dovrebbero essere una decina – e hanno annunciato la decisione di
iscriversi all’Italia Wave anche quest’anno presentando due pezzi
dell’ultimo lavoro, ‘Burattini’ e ‘Non Servi Più’,
rispettivamente la seconda e la quinta traccia di ‘K’. Le
preproduzioni sul nuovo materiale non sono ancora state registrate,
anche se alcuni nuovi brani che saranno probabilmente inclusi nel
nuovo EP vengono già suonati dal vivo dalla band; è stata invece
diffusa recentemente un’interessante demo intitolata ‘Western
Story’, caratterizzata da uno stile piuttosto differente da quello
che ci si aspetterebbe di sentire dai Keronoise di ‘Odiomilano’ e
‘K’, e ciò lascia sicuramente un’impressione più che positiva
sulla futura produzione di questo grintoso quintetto bresciano.
Alice Bevilacqua
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